Giornata Internazionale degli Studenti: in Italia 8 universitari su 10 non conoscono le frodi in ambito accademico

Il 74% degli studenti non saprebbe a chi denunciare di essere vittima di una frode
Informazioni, sanzioni e monitoraggio come soluzioni al fenomeno

Solo il 19% degli studenti in Italia conosce bene il problema delle frodi in ambito accademico, un fenomeno del quale oltre l’80% degli universitari ha una conoscenza parziale o addirittura inesistente. Questi sono i dati rilevati da CIMEA, Centro di Informazione su Mobilità ed Equivalenze Accademiche, nell’indagine “La percezione della frode nell’educazione da parte degli studenti[1], pubblicata nel libro “Etica e Università” e diffusa in occasione della giornata internazionale degli studenti, che si celebra il prossimo 17 novembre.

Nonostante l’85% degli intervistati abbia dichiarato di non conoscere le definizioni delle varie tipologie di frodi, una volta scoperto il significato è emerso che il plagio sia la frode più nota (92%), seguita dalle cosiddette diploma mills, ovvero le fabbriche di titoli (72%), la frode documentale (71%), le fabbriche di visti (56%) e, per ultime, le fabbriche di accreditamento (36%). La scarsa conoscenza delle varie tipologie è in parte attribuibile al fatto che pochi rispondenti abbiano avuto esperienze dirette con casi simili: il 16% ha dichiarato di essere stata vittima di plagio o di conoscere persone che ne abbiano subito uno, il 10% di aver scoperto l’esistenza delle fabbriche di saggi, il 6% della frode documentale, il 5% delle fabbriche di titoli e solo il 2% delle fabbriche di accreditamento e fabbriche di visti.

In questo contesto non sorprende quindi che il 74% degli intervistati non sappia se vi sia un soggetto o una figura all’interno della scuola e dell’istituto al quale segnalare un caso di frode, il 17% ha affermato che esista un organismo a livello dell’intera istituzione, il 13% un comitato etico, l’11% una figura a livello di singola facoltà, l’8% un comitato creato ad hoc e il 4% un comitato del consiglio studentesco. Proprio la scarsa informazione sugli organi preposti ha fatto sì che, nei casi in cui uno studente sia stato vittima di frode, solo in pochissimi lo abbiano denunciato, riportando l’accaduto agli insegnanti del corso (5%), alle forze dell’ordine (2%), al garante degli studenti (2%) o al consulente scolastico (2%).

“Il fenomeno delle frodi in ambito accademico è un tema che in molti ancora non conoscono e sul quale vogliamo sensibilizzare più persone possibili, per garantire una valutazione equa durante gli anni universitari e nel momento in cui un individuo si affaccia al mondo del lavoro” ha dichiarato Chiara Finocchietti, Direttrice di CIMEA e co-autrice del libro “Etica e Università”, che dedica un capitolo intero all’indagine. “Far circolare più informazioni sulla questione permette agli studenti di individuare eventuali anomalie e segnalarle a chi di competenza, per garantire un ambiente accademico etico”.

Fornire strumenti di informazione per prevenire e contrastare le frodi è, infatti, anche una delle proposte avanzate degli intervistati, seguita dall’invito a migliorare le condizioni di vita degli studenti per scoraggiare eventuali “scorciatoie” e inasprire i controlli e le sanzioni, anche se il 56% degli studenti non sa se esistano delle misure punitive a eventuali frodi, mentre il 28% indica tra le sanzioni più comuni la sospensione, la multa (24%), la cessazione degli studi e/o la revoca dell’iscrizione (23%).

“È interessante che gli studenti identifichino una possibile soluzione al fenomeno nella necessità di migliorare le condizioni di vita e di studio. Muoversi in un ambiente meno competitivo che guardi alla qualità piuttosto che alla quantità e avere consapevolezza di far parte di una comunità di studenti e professori sono considerati elementi fondamentali per affrontare il proprio percorso di studi senza il bisogno di cercare ‘scorciatoie’ ma piuttosto come occasione di crescita personale” ha aggiunto Luca Lantero, Direttore Generale di CIMEA e co-autore di “Etica e Università”.

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